Res ipsa loquitur

Il mio manifesto

Gli studi teorici sulla criminalità dei potenti hanno sempre meno successo in Italia e sono stati di fatto quasi abbandonati anche dall’Accademia, per la probabile ragione che quest’ultima è fatta perlopiù da avvocati che sono anche professori e che per ovvie ragioni, umane troppo umane, non gradiscono il pensiero critico che può riverberarsi negativamente sui loro…clienti.

Il conflitto di interesse è talmente visibile che nessuno osa parlarne. Crescono come funghi, però, i corporate crime lawier, i sedicenti esperti di criminalità dei whites collar crimes, gli ormai troppi studiosi della 231 che è sì importante ma non basta, perché alla fine la 231 è responsabilità accessoria e quindi viene dopo ….la responsabilità principale per il reato presupposto.

Se latitano nuovi studi sul principale, impelagarsi nell’ermeneutica dell’accessorio è come il gatto che si morde la coda.

Prima dissodiamo e seminiamo il campo che più appartiene alla nostra cultura – il delitto come forma linguistica e sostanza sociale e culturale - e poi, solo poi, rubiamo il lavoro ai veri esperti di organizzazione aziendale.

Non dimentichiamo, però, che nessun MOG ha mai impedito il grande delitto di chi ha il governo di una grande impresa, e che, alla fine, de minimis, dei delitti quasi bagatellari, quelli che restano impigliati nella rete 231, non curat praetor ed è bene perché sarebbe ora di non doversene più nemmeno occupare se la grande depenalizzazione di cui sento parlare da quarant’anni diventasse realtà.

In trent’anni ho visto che, quasi sempre, i crimini grandi (pochi) dei grandi potenti (pochi anche loro) che arrivano a processo in Italia, sono stati resi possibili da uno Stato che spesso più che tollerante è connivente se non concorrente nei crimini stessi.

La storia d’Italia dice che lo Stato non punisce sé stesso, e quindi il solito gatto si morde la solita coda e il Potente la fa franca e non sempre è giusto soprattutto se anche il Giudice è lo Stato. La corruzione internazionale e la criminosità ambientale sono due esempi paradigmatici – ma non i soli - di crimine del potente e dello Stato assente se non peggio.

Il progresso del Paese non sarà possibile (ammesso e non concesso che siano in buon numero coloro che si pongono il problema) se la cultura penalistica e civile ed amministrativa, criminologica, ma anche economica e politica, non si desteranno e coopereranno per rivitalizzare la materia del crimine d’impresa. Uno dei riferimenti culturali del blog è la criminologia statunitense che ha messo a punto categorie di pensiero che meritano di essere analizzate e, con le dovute cautele, importate nel tronco del diritto penale per impedire che avvizzisca.

Il metodo sarà coerente con un solo principio morale, che è la parresia del mondo antico rinverdita da Michel Foucault, il dire la verità in faccia al potere accettando di correre i rischi necessari anche personali che l’opera richiede.

I nostri sono tempi bui, e qualcuno qualcosa deve fare per potersi permettere di dire che noi eravamo contrari, quando il peggio arrivava e nessuno voleva guardare.